Il trionfo di Tsipras in Grecia è il più grande successo della sinistra italiana dai tempi di Zapatero in Spagna. Spinoza.it

La recente ascesa di Matteo Renzi alla segreteria del Partito Democratico ha cambiato definitivamente la ragione politica e sociale del principale partito italiano. Il Partito della Nazione, suggellato dall’ormai celebre Patto del Nazareno con Berlusconi sulle riforme costituzionali e la legge elettorale, pare destinato ad inglobare il centro montiano e quel che resta di Forza Italia, lasciando ai margini da una parte il Movimento 5 Stelle, e dall’altra la nascente Lega nazionale guidata da Matteo Salvini. Resta da capire dove si collocherà la sinistra, a sua volta estremamente divisa e frammentata; i Giovani Turchi sono ormai stabilmente in maggioranza con Renzi; Area Riformista, il corpaccione ex-pci guidato da Bersani e D’Alema, vuole restare nel partito sognando un’improbabile rivincita; Sinistra Dem, il gruppo dissidente di Civati, Cuperlo e Fassina, vorrebbe unirsi a Sel, ex-grillini e cespugli vari per formare un nuovo partito, ispirandosi al modello vincente di Syriza in Grecia e di Podemos in Spagna.
L’Italicum appena approvato dal Senato sembra andare proprio verso quest’ultima direzione; il premio alla lista, e non alla coalizione, lo sbarramento al 3% e il doppio turno, che cancella alla radice il cosiddetto voto utile, aprono spazi interessanti a sinistra del pd.
Lo scenario internazionale, come detto, è propizio, con il trionfo della sinistra radicale di Alexis Tsipras in Grecia, e quello (molto probabile) di Pablo Iglesias in Spagna, alla guida degli indignati spagnoli. Il fronte che da sinistra si batte contro le politiche di austerity sostenute dai conservatori tedeschi e scandinavi, e sostanzialmente accettate dalla socialdemocrazia europea, pare quindi rafforzarsi, e potrebbe ulteriormente allargarsi dopo le elezioni previste alla fine del 2015 in Portogallo e Irlanda.
La strada verso una Syriza italiana resta tuttavia molto meno in discesa di quanto possa apparire superficialmente; la cronica carenza di leadership, la mancanza di una piattaforma politica e i limiti organizzativi condannano attualmente la sinistra alla marginalità politica ed elettorale.
Le numerose iniziative promosse sul territorio negli ultimi mesi, sull’onda delle proteste contro il jobs act e le riforme costituzionali del governo Renzi, hanno prodotto solo la promessa vaga di costituire un coordinamento tra le diverse anime del futuro partito, che sa molto di un “arrivederci, a presto”.
L’opposizione sociale non trova una risposta politica a sinistra, se non nella protesta sterile del movimento 5 stelle, o, ultimamente, perfino nell’astensione.
Una volta, un amico mi disse che la sinistra ama far caciara la mattina, e giocare a biliardino la sera. La gravità della nostra situazione economica ed istituzionale meriterebbe forse qualche risposta un po’ più concreta e convincente di qualche convegno dal nome stravagante, altrimenti, anche se vi sentite assolti, sarete lo stesso coinvolti.

Giulio Aronica