David Chapman spara a John Lennon, uccidendolo.

Quel giorno Mark David Chapman si appostò davanti all’entrata della residenza di Lennon, il palazzo The Dakota in Central Park. Quando il musicista uscì di casa, Chapman gli strinse la mano e si fece firmare un autografo. Ad assistere alla scena vi era il fotografo Paul Goresh, che immortalò la scena in una celebre fotografia che ritrae l’assassino insieme alla sua futura vittima.John Lennon signs an autograph for Mark Chapman - his murderer, December 8, 1980

Chapman rimase in attesa quattro ore. Alle 22.52, vedendo Lennon rientrare insieme alla moglie Yoko Ono, Chapman lo chiamò con un «Ehi, Mr. Lennon!», quindi gli esplose contro cinque colpi di pistola. Lennon ebbe appena il tempo di fare ancora qualche passo mormorando «I was shot…» prima di cadere al suolo. Trasportato d’urgenza al Roosevelt Hospital, fu dichiarato morto alle 23.07.

Al momento dell’omicidio, Chapman aveva con sé una copia de Il giovane Holden. Dopo aver sparato, rimase impassibile, tirò fuori la sua copia del libro e si mise a leggere fino all’arrivo della polizia. Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: «Lo sai che cosa hai fatto?», al che Chapman rispose con lucida freddezza: «Sì, ho appena sparato a John Lennon».

Aveva trascorsi piuttosto movimentati; era stato tossicodipendente ed era stato ricoverato in una struttura ospedaliera per malati di mente. Dichiarò di essere stato fortemente influenzato dal romanzo di Salinger Il giovane Holden, al punto di decidere di seguire il modello antisociale rappresentato dal protagonista Holden Caulfield. Per anni fu un fan dei Beatles, e di Lennon in particolare: nella sua ossessione, arrivò al punto di sposare nel 1979 una donna di origine giapponese – Gloria Hiroko Abe – che gli ricordava Yoko Ono. Col tempo si convinse che Lennon aveva tradito gli ideali della sua generazione e si sentì investito della missione di punirlo.
In una intervista del 2000 venne chiesto a Chapman il motivo del suo gesto omicida verso Lennon: “Perché proprio lui?” chiese l’intervistatore. La risposta di Chapman fu: «Attraverso le lenti della malattia, mi sembrò l’unico modo per liberarmi dalla depressione cosmica che mi avvolgeva. Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo più famoso del mondo, Lennon».

Il 23 agosto 2014, per l’ottava volta, la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la libertà condizionata.

Fonte: Wikipedia