Grazie Deledda vince il Premio Nobel per la Letteratura.

“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola”, queste le motivazioni della commissione che le ha assegnato il premio.

Nata a Nuoro il 27 settembre 1871, quinta di sette tra figli e figlie in una famiglia benestante.
Nel 1890 esce a puntate sul quotidiano di Cagliari L’avvenire della Sardegna, con lo pseudonimo Ilia de Saint Ismail, il romanzo Stella d’Oriente, e a Milano, presso l’editore Trevisini, Nell’azzurro, un libro di novelle per l’infanzia.

Nell’ottobre del 1899 la scrittrice si trasferisce a Roma. Nel 1900, sposa Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari. A Roma conduce una vita appartata. Ha due figli, Franz e Sardus.

Nel 1903 la pubblicazione di Elias Portolu la conferma come scrittrice e la avvia ad una fortunata serie di romanzi e opere teatrali: Cenere (1904), L’edera (1908), Sino al confine (1910), Colombi e sparvieri (1912), Canne al vento (1913), L’incendio nell’oliveto (1918), Il Dio dei venti (1922). 

La sua opera è apprezzata da Giovanni Verga oltre che da scrittori più giovani come Enrico Thovez e Emilio Cecchi, ma è stimata anche all’estero: D.H. Lawrence scrive la prefazione della traduzione in inglese de La madre
Un tumore al seno di cui soffriva da tempo la portò alla morte il 15 agosto 1936.

Le spoglie della Deledda sono custodite in un sarcofago di granito nero levigato nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene di Nuoro.

Fonte: Wikipedia