“La stazione centrale di Milano è la più bella del mondo.”                                                                     Frank Lloyd Wright

La stazione ferroviaria, vera porta della città, un non-luogo che spesso è vissuto, dalla maggioranza delle persone che ci passano, con una noncuranza ingiustificata. Nella nostra società dove l’imperativo è la velocità (ma non quella così poetica e ingenua dei futuristi) e ciò che manca sempre di più è il tempo, questo è diventato uno di quegli ambienti dove tutti passano, ma nessuno guarda. Eppure oggi, nei libri di architettura, ne ritroviamo di tutti gli stili, ma se per altre architetture come le chiese, le biblioteche, i teatri e gli ospedali si è assistito ad una evoluzione lenta anche dovuta al lasso temporale nel quale queste tipologie si sono sviluppate, nell’architettura ferroviaria tutto questo è avvenuto intensamente nell’arco di circa un secolo e mezzo dalla costruzione dei primi fabbricati. In Europa e in America possiamo citare come esempio le grandi stazioni quali Liverpool Street Station (Londra) la Gare du Nord (Parigi) e la Grand Central Terminal (New York) tutte costruite tra la fine dell‘800 e i primi anni del ‘900. Queste strutture hanno in comune lo stile vittoriano e l’utilizzo per le facciate principali, di temi ripresi da altri edifici pubblici dell’epoca quali teatri, biblioteche o mercati. Una volta all’interno, la doppia identità di questi ambienti è chiara nella netta separazione materica tra l’utilizzo di murature per quanto riguarda le hall e il ferro alternato ad ampie vetrate nelle zone nelle quali sostano i convogli. milano-stazione-centrale-internoAnche l’Italia dispone di fabbricati costruiti nei primi del ‘900, ma nel nostro Paese lo sviluppo vero e proprio delle stazioni si ha con l’avvento del fascismo. Negli anni ’30 infatti con “la politica del consenso” si decide di realizzare stazioni ferroviarie che avrebbero dovuto, attraverso “l’architettura di Stato”, essere espressione concreta del regime nei maggiori centri urbani. Le opere più importanti di quegli anni sono le stazioni di Santa Maria Novella (Firenze), Milano Centrale, Termini (Roma), ma anche stazioni in centri minori quali Siena e Montecatini giusto per citarne due; caratteristica peculiare di queste costruzioni è quella di mutare l’aspetto monumentale ereditato dal passato e, come tutti gli edifici del tempo, rispondere alle esigenze della civiltà moderna facendo propria la cultura ed il linguaggio del Movimento Moderno, ed in particolare, per le stazioni italiane del periodo, quello del Razionalismo.
Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi è stato un rapido susseguirsi di innovazioni tecnologiche e la stazione ferroviaria si è fatta portavoce delle novità architettoniche avvenute nelle città di tutto il mondo, ma specialmente in quelle del Vecchio Continente, dove il trasporto su rotaia è molto utilizzato. Ne sono la prova lampante le nuove stazioni dell’alta velocità, che, affiancate alle stazioni centrali e alle piccole stazioni locali, costituiscono un “unicum” per il trasporto intermodale e al tempo stesso un interessante lezione di storia sulla evoluzione di questo interessante edificio.

Niccolò Bargagli