Un po’ di considerazioni, tra il serio e il faceto, sul referendum dell’altro giorno e il mancato quorum.

1) L’istituto referendario è in crisi da decenni, o forse non è mai stato in salute in questo paese; tolta la parentesi storica dei referendum radicali su divorzio e aborto, sono solo quattro degli ultimi ventotto i referendum che hanno raggiunto il quorum previsto. La vittoria del 2011, sull’onda dell’incidente nucleare di Fukushima e dell’antiberlusconismo militante, aveva illuso qualcuno di poter ripetere quel miracolo. Un consiglio, smettete di bere la grappa di prima mattina, non fa bene e siamo anche fuori stagione

2) Matteo Renzi ha vinto. Gioco, partita, incontro. Chi lo nega è pronto per sostituire Katrin Sass nel sequel di “Goodbye Lenin”. Il variopinto fronte delle opposizioni, che andava da Casapound a Che Guevara, dalla lega nord (ma in Val Brembana ci sono le trivelle?) ai grillini, dai brunettiani (Brontolo, Cucciolo, Dotto, Eolo, Gongolo, Mammolo, Pisolo) ai bersaniani (“lo smacchiamo”), dai preti agli atei, dal popolo del “webbe” a quello dei talk-show, con il solito codazzo di artisti, comici e intellettuali al seguito (dico “solito” perchè sono sempre gli stessi da 28 anni, cioè da quando sono nato), hanno mobilitato per il SI meno di 13 milioni di persone. Un po’ poco, sinceramente.

3) Vincono il premio “trollaggio dell’anno” invece i 2 milioni di simpaticoni che sono andati a votare “NO” solo per far aumentare l’affluenza e darci per qualche nanosecondo la speranza di raggiungere il quorum. Vi odio, ma c’è del genio in voi. Respect.

4) Vince il premio della critica il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, dopo aver appurato che il quorum non si sarebbe raggiunto nemmeno votando per altri tre gioni, alle ore 22.59 (e 59 secondi) si è recato al seggio. E’ bello essere rappresentati da persone di tale coerenza politica e levatura morale. Uno spettro si aggira per il Quirinale. E non è quello del comunismo.

5) Silvio Berlusconi ci ha abituato a sostenere tutto e il suo contrario negli ultimi 20 anni, lo sappiamo bene, ma convincere i suoi elettori a votare per un referendum promosso da Legambiente, GreenPeace e Laura Boldrini è un’idea che i suoi pallidi eredi (il trio disastro Toti – Salvini – Meloni ) proprio non sono riusciti a far passare. Un sincero abbraccio (agli elettori), meritate di più, ma la notte è sempre più buia prima dell’alba.

6) Menzione speciale per Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia mandato avanti dalla combriccola di cui sopra (comandamento 2) come un Enrico Toti qualunque, e poi abbandonato triste, solitario y final davanti alle telecamere un minuto dopo la chiusura delle urne dai suoi improvvisati alleati. Non è dato sapere se ci credesse davvero (di poter fare il segretario del pd), oppure no, fatto sta che il quorum non è stato raggiunto neppure nella sua regione. Kamikaze.

7) Tutti si chiederanno (o meglio chi si interessa della cosa pubblica, cioè quasi nessuno), e ora cosa succederà? Assolutamente niente. Le amministrative andranno maluccio per il Caro Leader, ma la vera partita sarà il referendum costituzionale di ottobre (e senza l’incubo del quorum, stavolta). Se vince, andrà avanti fino al 2055, se perde, si formerà un governo del Presidente per cambiare l’Italicum e tornare al proporzionale puro, cioè alla Prima Repubblica, per cui, state sereni, andrà comunque male.

8) “Er popolo del webbe” è come la Corazzata Potemkin.. concludete voi

9) Una nota personale a margine, avevo scommesso con il mio sodale Andrea Pecoraro che l’affluenza si sarebbe fermata al 33%, lui furbescamente aveva puntato basso sotto il 30%, ma so benissimo che sperava ingenuamente di più. Avevo ragione io, e torto lui. Non è una novità.

10) Non mi chiedete mai più di scrivere un articolo dopo una sconfitta del Barcelona, o mi rivolgo alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, come un Berlusconi qualunque.

Hasta luego!

Giulio Aronica