Muore Bob Marley, al secolo Robert Nesta, forse il più grande esponente del movimento Reggae e Rastafari, all’età di 36 anni.

Bob nasce a Nine Mile, in Giamaica, il 6 febbraio 1945 da padre bianco britannico e madre di colore giamaicana. Questa condizione di “meticcio” porterà Bob ad essere discriminato fin da giovanissimo, sviluppando in lui una particolare sensibilità al tema razziale. Dopo che il padre abbandonò la famiglia, Bob e sua madre si trasferirono a Trenchtown, una slum di Kingston, in cerca di una vita migliore: a 15 anni il giovane Bob lasciò la scuola e iniziò a lavorare come elettricista. Disse del padre: « Non ho avuto padre. Mai conosciuto…Mio padre era come quelle storie che si leggono, storie di schiavi: l’uomo bianco che prende la donna nera e la mette incinta».
In quel periodo a Trenchtown nascevano sentimenti di rivolta verso il sistema da parte dei giovani neri che vivevano ai margini della società: i rude boys, giovani afrocaraibici che manifestano il loro dissenso verso la cultura e l’ordine attraverso il rifiuto del lavoro e la conduzione di una vita fatta di espedienti. Gli ideali anti-sistema saranno caratteristici più tardi del movimento Rasta, che non assumerà, però, connotazioni così violente.
TrenchTown2In questo periodo Bob strinse amicizia con Neville O’Riley Livingston detto “Bunny”, che lo indirizzò alla musica e lo introdusse nel mondo dei musicisti locali come Joe Higgs, devoto Rastafariano, e mentore di Bob. Qui Marley incontrò Peter McIntosh, più tardi conosciuto come Peter Tosh, il quale aveva ambizioni musicali simili. Nel 1961, all’età di 16 anni, Bob registrò i suoi primi due singoli, Judge Not e One Cup of Coffee sotto lo pseudonimo di Bobby Martell, attirarono poco l’attenzione del mercato.

Nel 1964 Bob Marley, Bunny Livingston, Peter Tosh e altri tre musicisti fondarono un gruppo ska e rocksteady chiamato “The Juveniles”, più tardi noto comeThe Wailers (ossia I Piagnoni). Marley divenne quindi cantante, chitarrista, e autore della maggior parte dei testi. Il gruppo raggiunse l’apice delle classifiche giamaicane nel 1964 e i Wailers vennero proposti come miglior gruppo nazionale. Nel 1966 Marley sposò una delle coriste del gruppo conosciuta da lì in poi come Rita Marley, dalla quale ha avuto tre dei suoi tredici figli. Dopo il matrimonio, la coppia si trasferì per alcuni mesi nella residenza della madre di Bob nel Delaware, dove per otto mesi Marley trovò lavoro presso la fabbrica Chrysler, alla catena di montaggio.bob-marley-and-the-wailers-catch-a-fire

Dopo essere tornato in Giamaica, Bob aderì al movimento rastafariano e cominciò a sfoggiare i suoi caratteristici dreadlock. Il primo album dei Wailers, Catch a Fire, fu pubblicato su scala mondiale nel 1973, riscuotendo successo. Fu seguito l’anno dopo da Burnin’, che conteneva le canzoni “Get Up, Stand Up” e “I Shot the Sheriff” di cui Eric Clapton produsse una cover, contribuendo ad elevare il profilo internazionale di Bob Marley.

I Wailers si sciolsero nel 1974, quando ognuno dei tre componenti fondamentali provò a continuare la propria carriera come solista. A quel punto il nome della band cambia in “Bob Marley and The Wailers”, dove i Wailers sono la band di appoggio che affronterà vari cambi di formazione. Nel 1975 il gruppo irruppe sul mercato internazionale con il suo primo storico singolo, “No Woman, No Cry“, dall’album Natty Dread. Questo fu seguito dal successo del 1976, Rastaman Vibration, che rimase per ben quattro settimane nella top ten di Billboard negli USA.
Poco dopo si trasferì in Inghilterra dove registrò gli album Exodus e Kaya. Exodus rimase nelle classifiche inglesi per ben 56 settimane consecutive. Includeva singoli come “Jammin’“, “One Love“, “Three little birds“, “Waiting in Vain“.

Nel luglio 1977, Marley notò una ferita nell’alluce destro, e pensò di essersela procurata in un incidente durante una partita di calcio. Successivamente scoprì il melanoma maligno che cresceva sotto l’unghia dell’alluce. Da alcuni medici gli fu consigliato di amputare l’alluce, da altri solo il letto dell’unghia; Bob scelse la seconda opzione ma il melanoma non fu curato del tutto e progredì fino al cervello. Continuò a suonare per il mondo: prima una trionfale tournée in Europa, dove svolse il suo più grande concerto allo stadio Meazza di Milano davanti a 100.000 persone (27 giugno 1980), poi un tour in America. Dopo 2 concerti al Madison Square Garden, Marley ebbe un collasso facendo jogging al Central Park. Anche i dreadlock diventarono un problema perché i capelli erano sempre più indeboliti a causa del cancro. Decise allora di tagliarseli leggendo dei passi della Bibbia, anche se fu una decisione molto sofferta.
Un ulteriore peggioramento si avvertì nel volo di ritorno dalla Germania verso la Giamaica. Il volo fu quindi deviato in direzione di Miami, dove Bob morì la mattina dell’11 maggio 1981. Poco prima di morire Bob decise di parlare con tutti i suoi figli e le sue ultime parole furono rivolte al figlio Ziggy Marley: “Money can’t buy life” (“i soldi non possono comprare la vita”).