Dieci lezioni da imparare dalle presidenziali austriache di pochi giorni fa:

1) Le presidenziali austriache non decidevano il destino dell’Europa e neppure quello dell’Austria, che resta una repubblica federale con un cancellierato molto forte, dove il presidente della repubblica ha un ruolo puramente simbolico e testimoniale (e con questi numeri, avrà ancora di più le mani legate, se possibile). Tanto rumore per nulla. 

2) Resta il dato simbolico. Prima volta di un presidente “verde” nella storia dell’Austria. Prima volta che i due partiti storici del paese, popolari e socialisti, non arrivano al secondo turno. Prima volta che un esponente dell’FPO, dopo la morte dello storico leader Jorg Haider, arriva così vicino alla vittoria, sfumata per poche decine di migliaia di voti. 

3) Van Der Bellen ha rimontato al ballottaggio grazie ai voti dei socialisti e dei popolari, confermando che al secondo turno, al netto dei posizionamenti politici e ideologici, prevale sempre la logica del male minore. Insomma, imparate a non farvi odiare da tutti, piuttosto che a farvi amare da qualcuno. 

4) Un vecchio adagio diceva “Vienna rossa, Austria nera”. E’ andata proprio così. Il voto bulgaro nella Capitale e nelle altre grandi città (Innsbruck, Salisburgo, Linz) ha permesso a Van Der Bellen di rimontare lo svantaggio accumulato nella provincia e nel sud-est, al confine con l’Ungheria. Ha prevalso, seppur di poco, un voto urbano, colto (oltre l’80% dei laureati ha scelto Van Der Bellen) e relativamente benestante su un voto rurale, povero (oltre l’80% degli operai ha votato Hofer) e poco istruito. Karl Marx non sarebbe stato molto felice, a dirla tutta.  

Grafico del voto nei distretti Austriaci

Città vs. Campagna – Il voto austriaco per distretti.

5) Questa tendenza, analoga, seppur con proporzioni diverse, a quella di molti altri paesi, europei e non, può essere spiegata non solo con lo storico elettorale dell’Austria, ma anche con i fenomeni di proletarizzazione del ceto medio degli ultimi anni e la paura crescente dell’immigrazione. Da questo punto di vista, i popolari e i socialisti sono parte dello stesso sistema, dello stesso establishment che ha governato la globalizzazione e la sua crisi. Fuori da tutto ci sono i disoccupati, gli operai, i giovani, pezzi di ceto medio impoverito, che votano indistintamente per Le Pen, Orban, Hofer, Podemos, MoVimento5stelle e lo stesso Trump, tutti accomunati dalla stessa narrazione, dalla stessa radicale alterità rispetto a chi ha governato il “Sistema” negli ultimi decenni.  

6) Un ruolo determinante è stato giocato in queste elezioni dal voto postale. Sono stati infatti quasi 800.000 gli austriaci che sono ricorsi al voto per corrispondenza, e proprio il voto postale, scrutinato ventiquattro ore dopo, ha permesso a Van Der Bellen di scavalcare Hofer con oltre il 60%. Lo scrivo, perchè l’Italia resta l’unico paese che vota ancora con la stessa matita del 1948. Il voto postale (e cercare di riallineare il più possibile le diverse tornate amministrative, regionali e politiche) potrebbe aumentare in modo significativo la partecipazione e l’affluenza alle urne. La butto lì. 

7) Non vi ingannate, però. Quando si vincono le elezioni presidenziali per 31.000 voti non si può che ricorrere al mitico, imponderabile e inaffondabile FATTORE C, che non so come si traduca in tedesco, ma già così rende bene l’idea. 

8) Un pensiero affettuoso va invece a Romano Prodi, la cui vittoria di 24.000 voti alla Camera nel 2006 resta saldamente in testa nella categoria delle più grandi culate della storia politica recente. Un primato che rimane imbattuto. 

9) L’unica conseguenza pratica di queste elezioni sarà che probabilmente non verrà costruito nessun muro al Brennero, e per noi che siamo la generazione di Schengen, degli Erasmus e degli interrail a giro per l’Europa, tutto sommato è una buona notizia.

10) L’unica conseguenza pratica per me è che sono stato costretto a scrivere questo articolo perchè il mio sodale, Andrea Pecoraro, oltre a non azzeccare mai un pronostico calcistico ed elettorale dal 1998, si è dato per disperso. 

Sperando non vi sia piaciuto,

Giulio Aronica