1) Ti aspettavi questi risultati? Sinceramente, SI.

 

In verità, l’avevo anche ampiamente pronosticato. Vi rimando ai miei articoli “L’anno che verrà” (15/12/2015), “I Dieci comandamenti” (20/04/2016), e “Lezioni austriache” (25/05/2016). Verba volant, scripta manent.

2) Dove Renzi ha perso queste elezioni? Sicuramente a Torino. Non a Roma, dove il 5stelle, dopo Mafia Capitale e il commissariamento del comune, avrebbero vinto pure candidando una mozzarella ammuffita. E neppure a Napoli, dove il PD colleziona figuracce ormai ininterrottamente da dieci anni. Fassino però aveva amministrato abbastanza bene, e la sua serietà, onestà e competenza è stata riconosciuta anche dai suoi avversari…

3) Che cosa è successo? Premesso che ci muoviamo ormai in un sistema tripolare, come accade in tutta Europa, e sarebbe sempre bene ricordarselo, è successo banalmente che gli elettori del centrodestra e della lega nord hanno votato al secondo turno per Chiara Appendino, dal primo all’ultimo. Renzi, che aveva puntato tutto sulla sua capacità attrattiva verso gli elettori moderati per battere i grillini, si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. 

4) E’ come se i popolari avessero votato Hofer al ballottaggio austriaco contro il verde Van Der Bellen, e i gollisti francesi avessero sostenuto la Le Pen contro i socialisti? Si, con un’aggravante. Che il programma dei 5stelle, almeno per quel poco che c’è dato conoscere, non c’entra una mazza con quello del centrodestra liberale di berlusconiana memoria. Reddito di cittadinanza, ambientalismo spinto, acqua pubblica, populismo giudiziario. Sembra che gli elettori di centrodestra abbiano votato a dispetto dei santi, ma dopo vent’anni di bipolarismo muscolare e radicalizzato, fondato sulla delegittimazione reciproca più che sulle cose da fare, era piuttosto prevedibile che in presenza di una terza opzione politica i popolari votassero contro i socialisti, e viceversa. 

5) Cosa può fare Renzi per ribaltare la situazione? Tutto e niente. Posto che riesca a superare le forche caudine del referendum costituzionale (difficilissimo, ma non impossibile), Renzi deve sperare che: a) l’economia inizi a tirare seriamente; b) il centrodestra si riorganizzi attorno ad un leader e un progetto; c) i grillini alla prima prova seria di governo si sciolgano come neve al sole. Purtroppo (per lui), nessuna di queste condizioni dipende esclusivamente dalla sua volontà. 

6) E se invece dovesse perderlo il referendum? Si entrerebbe in una fase di grande instabilità politica e istituzionale. L’ipotesi meno remota è che si formi un altro governo di unità nazionale per riscrivere la legge elettorale e approvare la legge finanziaria. Chiaramente, il pd dovrebbe eleggere un nuovo segretario, ma non sarebbe la best option neppure per i grillini, per paradosso. Saltato l’Italicum, con un sistema elettorale a turno unico, o peggio, il ritorno al proporzionale, le loro possibilità di arrivare a Palazzo Chigi si ridurrebbero a zero. 

7) Come giudichi il risultato del centrodestra? Imbarazzante. C’è poco da dire. Nel 2011, il centrodestra perse dappertutto, ma governava un paese in grave recessione, con un presidente del consiglio investito da scandali e inchieste giudiziarie. Oggi, pur partendo dal vantaggio strategico di essere all’opposizione, perde a Milano, Bologna e Cagliari, viene travolto a Napoli, e non tocca palla a Roma e a Torino, vincendo di un soffio solo a Trieste. Segnalo anche le sconfitte a dir poco inedite a Latina e Varese, che testimoniano uno sfarinamento inquietante della defunta Casa delle Libertà. Ci si può consolare con il ritorno di Mastella a Benevento, o il mitico comune di Cascina, che Salvini citava ieri sera come se avesse vinto a Barcellona o New York, ma quello che sorprende davvero è la totale incapacità di questi signori di fare autocritica ed essere conseguenti. Tutto il contrario delle sedute di terapia intensiva a cui si sottopone la sinistra dopo ogni disfatta.

8) L’unica eccezione al tripolarismo sembra essere Milano.. Si, perchè Milano è l’unica città internazionale di questo sciagurato paese. Ricca, produttiva, aperta al futuro, vivace culturalmente, con una burocrazia snella e servizi mediamente efficenti. Non è un caso che qui il centrodestra e il centrosinistra si siano presentati uniti al loro interno, investendo su candidati più che discreti, e i grillini abbiano ottenuto il loro peggiore risultato in assoluto. Quanto il modello ambrosiano possa essere replicato altrove resta un’incognita, però. 

9) Luigi De Magistris invece sembra voler lanciare un nuovo movimento nazionale, sul modello di Podemos in Spagna.. Mi auguro che dopo il fallimento di Rivoluzione Civile di Ingroia, De Magistris abbia imparato la lezione e si dedichi alla sua città un po’ meglio di come ha fatto negli ultimi cinque anni. D’altra parte, dovrebbe riflettere sul fatto che la sua grande rivoluzione popolare è stata seguita da appena il 22% dei napoletani… Un po’ poco, per avere ambizioni nazionali. 

10) Qualche riflessione finale? Mah, a parte fare gli auguri a tutti i sindaci eletti e autocelebrare le mie doti profetiche, credo non ci sia più nulla da aggiungere. Toccherà al mio sodale Andrea Pecoraro pubblicare questo spendido articolo. 

#Ciaone

Giulio Aronica