Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me… io direi… il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe DiMaggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione Potato Head Blues… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo… il viso di Tracy… (Woody Allen, “Manhattan”, 1979)

“Se mi lasci, ti cancello” (The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, nella versione americana) è uno splendido film del 2005 diretto da Michel Gondry; la protagonista, l’eccentrica Clementine (Kate Winslet), decide di rivolgersi alla società Lacuna per cancellare dalla memoria l’ex-fidanzato, l’ombroso Joel (Jim Carrey). Lui farà lo stesso. Qualche tempo dopo, si rincontreranno casualmente su un treno, e si innamoreranno ancora, ma, venuti a conoscenza della verità da una giovane infermiera della società, saranno nuovamente sul punto di lasciarsi… Apologo contro una società narcisista e consumista disposta a rimuovere anche i ricordi pur di non affrontare le sofferenze e le sconfitte della vita, “Se mi lasci, ti cancello” è prima di tutto una favola commovente sulla forza dell’amore; Joel e Clementine, pur di rivivere quei brevi, ma intensi attimi di felicità, decideranno alla fine di riprovarci, nonostante la consapevolezza razionale, quasi “scientifica”, che la loro relazione sia destinata a naufragare fra incomprensioni e gelosie.

“In the Mood for Love”(2000), diretto da Wong Kar-wai, è la storia di due solitudini (quella della Signora Chan e del giornalista Chow Mo-Wan, traditi dai rispettivi coniugi), di un’emozione trattenuta, di un’intenzione congelata. Procedendo per ellissi, per sottrazione (“Il montaggio consiste nell’eliminare ciò che non ci piace e conservare l’essenziale”), Wong Kar-Wai lascia emergere le tensioni, gli sguardi, il non-detto, che rimane la cifra fondamentale del suo cinema pudico, formale e intimista. Resta alla fine un senso di perdita, di rimpianto, di nostalgia per quello che poteva essere, e non è stato, per un’occasione mancata e irripetibile. Eppure, il protagonista, affidandosi ad una vecchia leggenda, decide di seppellire quel sentimento nascosto e inconfessabile in un antico tempio cambogiano, cercando di sottrarlo alla fatale e inevitabile erosione del Tempo e della Storia.

Nel suo capolavoro, 8 1/2 (1963), Federico Fellini racconta le vicende di Guido (Marcello Mastroianni), un regista di mezza età, in crisi artistica ed esistenziale. Memore della sua formazione cattolica, Guido chiede un incontro al cardinale. La Chiesa promette l’immortalità dell’anima, non il paradiso in terra, recita l’alto prelato in latino, e poi, “chi ha detto che si viene al mondo per essere felici…”. Abbandonato dalla moglie, stanca dei suoi continui tradimenti, Guido, spinto dal critico Daumier, intellettuale arido e nichilista, vorrebbe rinunciare al film, fuggire da tutto, meditando perfino il suicidio, finchè non compare “la ragazza della fonte” (Claudia Cardinale), simbolo della purezza, della sincerità, dell’amore semplice e disinteressato, forse l’unico sentimento, insieme all’Arte, capace di restituire un po’ di senso e bellezza alla sua esistenza. “E’ una festa la vita”, dice Guido rivolgendosi alla moglie Luisa, “viviamola insieme!”. E il film può finalmente cominciare…

“Dietro ogni falso si nasconde un elemento di verità”, ama dire Virgil (Geoffrey Rush), il protagonista della “Migliore offerta” (2013) di Giuseppe Tornatore, e forse il suo amore per Claire è solo frutto di un’illusione, di un trucco, di un inganno ben congegnato dal suo amico Billy (Donald Sutherland). Eppure, confidando nella sua asserzione, e pronto a portarla fino in fondo, si reca a Praga, al caffè Night and Day, dove lei aveva raccontato di essere stata da giovane. Seduto al tavolo, decide di aspettarla, sperando, come tutti noi, che dietro la grande finzione della vita e del cinema, vi sia un frammento di verità.

 

Giulio Aronica