Miglior Film: Dopo la riforma del 2010 che ha allargato il numero di pellicole candidabili fino ad un massimo di dieci, sono aumentati esponenzialmente il numero dei film nominati per questa categoria. Quest’anno sono ben nove i titoli scelti dall’Academy, con alcune rumorose esclusioni: non ci sono “Silence” di Martin Scorsese, “Jackie” di Pablo Larrain, “Sully” di Clint Eastwood, “Io – Daniel Blake” di Ken Loach e “Billy Linn – Un giorno da eroe” di Ang Lee. Strada spianata quindi per il musical “La La Land” di Damien Chazelle, che dovrebbe vincere la statuetta senza troppi patemi. L’unico film capace di impensierirlo potrebbe essere l’inflazionatissimo “Moonlight”, che sta riscuotendo un successo di critica ben superiore al valore effettivo del film. Dietro di loro, salverei il film drammatico “Barriere”, ispirato all’opera teatrale “Fences” di August Wilson, e ben recitato dalla coppia Denzel Washington e Viola Davis, e il commovente “Manchester by the Sea” di Kenneth Lonergan. Poi, il nulla. Pronostico: La La Land

Miglior regia: Qui, se possibile, ci sono ancora meno dubbi: Damien Chazelle, ad appena 32 anni,  sarà la più giovane regista di sempre a vincere l’Oscar. I suoi avversari principali sono Barry Jenkins (Moonlight) e Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea), ma non ci saranno sorprese. Puramente testimoniale la presenza di Denis Villeneuve (Arrival) e Mel Gibson (La battaglia di Hacksaw Ridge). Abbastanza vergognosa l’esclusione dal quintetto di Martin Scorsese (Silence) e, soprattutto, Pablo Larrain (Jackie), che avrebbero potuto rimettere seriamente in discussione la statuetta. A partire dagli anni 90′, solo sei volte (1990, 1999, 2001, 2013, 2014, 2016) il premio alla miglior regia e quello al miglior film sono andati a vincitori diversi. Pronostico: Damien Chazelle

Miglior attore protagonista: La partita pare decisamente aperta. Ryan Gosling (La La Land), legnoso e monoespressivo, non ci sembra in grado di capitalizzare il successo del musical, per cui la sfida dovrebbe essere una corsa a due: il sempreverde (anche se leggermente imbolsito) Denzel Washington (Barriere), solido e credibile nel ruolo del pater familias schiacciato dal peso dei doveri e delle responsabilità, ed incapace di trasmettere il proprio affetto al figlio (le “barriere” del film non sono solo quelle sociali, ma anche quelle affettive), ma, soprattutto, Casey Affleck (Manchester by the Sea), impassibile e indifferente a tutto, chiuso in un dolore inesprimibile (se non per estemporanei scatti d’ira) e costretto all’improvviso a fare i conti con un passato che è solo sofferenza e senso di colpa. Sorprende che ad Adam Driver (Paterson) e Tom Hanks (Sully) siano stati preferiti Viggo Mortensen (Captain Fantastic) e Andrew Garfield (La battaglia di Hacksaw Ridge) nella cinquina finale. Pronostico: Casey Affleck.

Miglior attrice protagonista: Se ci fosse un briciolo di giustizia divina in questo mondo, la statuetta sarebbe già stata assegnata d’ufficio a Natalie Portman (Jackie), splendida nel ruolo di una first lady che ha vissuto sempre nell’ipocrisia, nella finzione dettata dal suo status, e, dopo l’uccisione del marito, costretta ad aggrapparsi disperatamente a quella menzogna, perchè è l’unica cosa che le rimane. Come sappiamo, però, la vita è solo dolore e mestizia, quindi vincerà quella cagna di Emma Stone (La La Land), che può brillare giusto al fianco di un pallidissimo Ryan Gosling. Menzione speciale per la fredda e ambigua Isabelle Huppert (Elle), davvero perfetta nel film per il resto pessimo di Paul Verhoeven (a cui andrebbe chiesto cosa trova di eccitante e anticonformista in uno stupro ripetuto…). Chiudono il quintetto Ruth Negga (Loving) e la bollitissima Meryl Streep (Florence), arrivata alla ventesima nomination dal 1979. Pronostico (con il cuore): Natalie Portman.

Miglior attore non protagonista: Nella categoria del meno peggio, la vittoria dovrebbe andare a Mahershala Ali (Moonlight), che recita una mezz’oretta scarsa, ma otterrà la statuetta perchè l’Academy non può lasciare i film “black” senza premi per la seconda stagione consecutiva. D’altra parte, dietro di lui c’è il vuoto; Lucas Hedges (Manchester by the Sea) è decisamente troppo acerbo, Jeff Bridges (Hell or high water) troppo maturo,Dev Patel (Lion – La strada verso casa) non dovrebbe neppure esserci, dato che è l’indiscusso protagonista del film, ma probabilmente l’Academy non sapeva davvero dove sbattere la testa. Pronostico: Mahershala Ali

Miglior attrice non protagonista: Pochi dubbi, vincerà Viola Davis (Barriere), decisamente più staccate le altre, tra cui spiccano la discreta prova di Naomie Harris (Moonlight) e Nicole Kidman (Lion – La strada verso casa); chiudono la cinquina Michelle Williams (Manchester by the Sea) e Octavia Spencer (Il diritto di contare). Pronostico: Viola Davis

Miglior sceneggiatura originale: Corsa a due, dopo le esclusioni eccellenti di Noah Oppenheim (Jackie) e Maren Ade (Toni Erdmann), tra Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea) e l’immancabile Damien Chazelle (La La Land), già vincitrice del Golden Globe. Restano le briciole agli altri, da Mike Mills (20th Century Woman), a Taylor Sheridan (Hell or high water) e Yorgos Lanthimos (The Lobster). Non sappiamo come andrà a finire, ma il nostro auspicio per il bene del cinema (e dell’umanità) è che i testi di La La Land non ricevano la statuetta. Pronostico: Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea)

Miglior sceneggiatura non originale: Altra sfida interessante tra Barry Jenkins (Moonlight) e August Wilson (Barriere), che riceve la prima nomination ad 11 anni dalla sua morte. La sorpresa potrebbe essere Luke Davies (Lion – La strada verso casa), mentre sono quasi nulle le speranze per Eric Heisserer (Arrival) e Theodore Melfi (Il diritto di contare). Il vento sembra tirare verso Barry Jenkins, ma a noi è sembrata più solida la sceneggiatura del compianto August Wilson. Pronostico: August Wilson (Barriere)

Miglior film straniero: Sarà la commedia Toni Erdmann”, di Maren Ade (al debutto) ad alzare la statuetta dopo la vittoria de “Il Figlio di Saul”, nel 2016. Quasi nulle le speranze di Asghar Farhadi di bissare con “Il cliente” il trionfo del 2011 con “Una Separazione”. Ha destato scalpore invece la bocciatura di “Elle” di Paul Verhoeven, che aveva vinto il Golden Globe. Per la Germania, è il quinto Oscar nella categoria, dopo “Il tamburo di latta” (1979) di Schlondorff, “Nowhere in Africa” (2003) di Caroline Link, “Le vite degli altri” (2007) di Florian Von Donnesmarck e “Amour” (2012) di Michael Haneke. Pronostico: Toni Erdmann

Miglior documentario: L’ultimo documentario italiano che partecipò a questa categoria fu “Una grande Olimpiade” (1962) di Romolo Marcellini; il travagliato parto di “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, prima proposto per la categoria “Miglior film straniero”, e poi spostato di imperio dall’Academy nella short list dei documentari, non porterà comunque all’Oscar. Davanti, ci sono le corazzate “O.J – Made in America”(favorito), che con le sue 7 ore e 47 minuti è il film più lungo mai candidato agli Oscar, e “13th” di AvaDuvernay. Più lontani sembrano “I am not your Negro” di Raoul Peck e “Life, Animated” di Roger Ross Williams. Speriamo nel miracolo. Pronostico: “O.J – Made in America”

Miglior film d’animazione: Disney e Pixar dal 2014 continuano ad alternarsi alla direzione del film vincitore, e sarà così anche nel 2017. Toccherà infatti a Zootropolis, prodotto da Byron Howard e Rich Moore, alzare la statuetta, nonostante la feroce concorrenza di “Kubo e la spada magica”, di Travis Knight, “La mia vita da Zucchina”, di Claude Barras, e “Oceania”, di Ron Clements e John Musker. Scartato invece “Alla ricerca di Dory”, che negli Usa aveva incassato 486 milioni di dollari. Pronostico: Zootropolis

Ecco infine una rapida carrellata di pronostici sugli Oscar tecnici: 

Miglior colonna sonora: Justin Hurwitz (La La Land)

Miglior canzone: City of Stars (La La Land)

Miglior effetti speciali: John Knoll, Neil Corbould, Hal T. Hickel e Mohen Leo (Rogue One: A Star Wars Story)

Miglior montaggio: Tom Cross (La La Land)

Miglior fotografia: Linus Sandgren (La La Land)

Miglior scenografia: David Wasco (La La Land)

Migliori costumi: Madeline Fontaine (Jackie)

Miglior sonoro: Kevin O’Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace(La battaglia di Hacksaw Ridge)

Miglior montaggio sonoro: Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan (La La Land)

 

Giulio Aronica, Il profeta