Il primo turno delle presidenziali francesi ha già segnato un rovesciamento nelle gerarchie e nei rapporti di forza della politica d’Oltralpe: i due partiti storici della Quinta Repubblica, i gollisti e i socialisti, sono rimasti fuori dal ballottaggio, a cui accedono la destra nazionalista guidata da Marine Le Pen, che bissa il risultato del padre Jean Marie nel 2002, e l’outsider socialista Emmanuel Macron, alla testa del suo movimento “En Marche”. Successo considerevole anche per la sinistra socialcomunista di Jean-Luc Melenchon, leader di “La France Insoumise”, che sfiora il 20%, straccia i socialisti, fermi al 6%, e per pochissimo non supera anche i repubblicani di Fillon. Affluenza in leggero calo, ma sempre vicina all’80%. 

E’ necessario sottolineare come, nonostante la presenza di numerosi candidati e movimenti relativamente nuovi, i sondaggisti francesi siano stati decisamente affidabili, e gli exit-polls diffusi in prima serata hanno centrato il risultato con grande precisione.

In realtà, la distribuzione geografica del voto è stata più coerente di quanto è stato osservato da molti commentatori, con Macron che ha sostanzialmente ereditato gran parte dei consensi ricevuti da Hollande, e Marine Le Pen che ha prevalso nelle aree dove Sarkozy era arrivato primo nel 2012 (N.B le zone rosse sono i dipartimenti in cui ha vinto Melenchon, quelle colorate di blu hanno visto prevalere Fillon)

Nel dettaglio, Marine Le Pen conquista il Nord ex-operaio, dove ha anche il suo feudo a Henin – Beaumont, vicino Lille, con punte del 31% tra Piccardia e Nord-Pas-De-Calais, al confine con il Belgio, si consolida nel Grand-Est, vicino alla frontiera con la Germania, con il 27.8%, e conferma il suo radicamento nella regione Paca (Provence – Alpes – Cotes d’Azur), che si affaccia sul Mediterraneo, con oltre il 28% dei consensi. Storico anche il risultato in Corsica, dove la leader del Front National scavalca per la prima volta la destra repubblicana con il 27.9% dei voti. 

Macron invece sembra aver raccolto gran parte del voto tradizionalmente socialista nel Centro e nel Sud-Ovest, dove vince in Aquitania, attorno a Bordeaux (25.1%), nella Loira (26%), in Alvernia – Rhone Alpes (24.5) e in Bretagna (29%). Successo netto anche nell’ Ile-de-France, ed in particolare nella capitale, Parigi, dove raggiunge quasi il 35%, mentre la Le Pen si ferma ad un misero 5%. Ecco il confronto con le presidenziali del 2012.

A livello anagrafico, le analisi condotte dagli istituti Ipsos e Harris confermano che sarebbe Jean Luc Melenchon a riscuotere maggior successo tra i giovani, con il 30% tra gli under 25, e oltre un elettore su tre che ha meno di 35 anni; di contro, Fillon ottiene il 45% tra gli over 70, e il suo elettorato è composto quasi per metà (48%) da over 65. Più equilibrata invece la composizione anagrafica dei voti raccolti dai due candidati principali. 

Le vere differenze si riscontrano invece in ambito economico e lavorativo; Marine Le Pen raccoglie il 37% del voto operaio e il 32% tra i ceti impiegatizi, mentre il suo sfidante, Macron, punta forte sui quadri dirigenti (33%) e i liberi professionisti (26%). La leader del Front National sfonda anche tra i disoccupati, dove però è seconda dietro Melenchon (33%). I grafici che vi proponiamo sono abbastanza significativi.

La spaccatura profonda del paese è ancora più netta se si considerano le due fasce estreme di reddito, dove i due sfidanti raccolgono simbolicamente la stessa percentuale (32%): Marine Le Pen tra chi guadagna meno di 1250 euro al mese, Macron tra chi prende oltre 3000 euro di mensilità.

Conseguentemente, non desta particolare sorpresa che la leader del Front National ottenga il 30% tra chi possiede un titolo di studio che arriva fino al diploma, mentre Macron abbia la stessa percentuale tra i laureati. 

Ancora l’istituto Harris ci dice cose molto importanti sull’autocollocazione e le motivazioni del voto; quasi la metà dei francesi ha deciso il proprio voto nelle ultime due, tre settimane (21% negli ultimi giorni, 10% il giorno stesso), dimostrando una maggiore volatilità rispetto alle tornate precedenti. E’ interessante notare come tra gli elettori di Macron solo il 52% abbia votato il leader di “En Marche” per adesione al suo progetto politico, mentre il 27% abbia espresso semplicemente un voto “utile”. D’altra parte, tra gli elettori di Marine Le Pen, ben il 20% dichiara di averla votata “per protesta”, ed anche tra i “non collocati”, che si dichiarano nè di destra nè di sinistra, la leader del Front National è nettamente in testa con il 37%. 

In conclusione, Macron, in virtù degli endorsement degli altri candidati (Hamon, Fillon e Melenchon), e della famosa “disciplina repubblicana” molto radicata nel sentimento popolare francese, parte sicuramente favorito, ma se il voto dovesse polarizzarsi secondo una logica prettamente economica e di classe (un po’ come abbiamo già visto negli Usa con Trump, con la Brexit in Gran Bretagna, nel referendum costituzionale in Italia e in Austria con il ballottaggio delle presidenziali), Marine Le Pen potrebbe ancora avere qualche possibilità, pescando perfino da bacini elettorali inaspettati. Una sua vittoria, o una sconfitta di misura, sarebbe un successo politico di proporzioni enormi per il Front National, e avrebbe ripercussioni imprevedibili sul resto d’Europa… E’ improbabile, ma non impossibile.

 

Giulio Aronica