Le elezioni sono alle porte. Questa campagna elettorale è stata la più misera a memoria d’uomo, ed infatti è stata ignorata da moltissime persone.

Se non si accende la TV non si ha la percezione che andremo a scegliere la guida e l’indirizzo politico del nostro Stato per i prossimi 5 anni. Anzi, sembra che il “paese reale” tutto sommato se ne freghi.

Le ragioni sono molteplici: dalla sensazione (che solo sensazione non è) che il governo nazionale abbia perso potere decisionale in favore del Consiglio dell’Unione Europea al mero dato di fatto che la maggioranza parlamentare eletta nel 2013 con Bersani leader abbia dato vita a tre governi (Letta, Renzi, Gentiloni) che non hanno visto lo stesso, codardo, Bersani come Presidente del Consiglio.

Detto questo, comunque andremo a votare (anche se non tutti) Domenica 4 Marzo. E lo faremo con la legge elettorale Rosato, o giornalisticamente Rosatellum bis, votata da Partito democratico, Forza Italia, Alternativa popolare e Lega nord.

Questa legge è a mio avviso incomprensibile. Non certo nel suo funzionamento, ma nella sua essenza politica, in quanto fa spaventosamente “pentapartito”.

Ripassando brevemente, è un sistema misto. Il 36% dei seggi di Camera e Senato saranno assegnarti col maggioritario secco, ovvero i partiti o coalizioni presenteranno un solo candidato, e il più votato prende il seggio, mentre gli altri saluteranno gli elettori dal divano di casa.

Il restante 64% verrà invece assegnato con un proporzionale: i partiti presenteranno un listino corto e bloccato (minimo due e massimo quattro candidati in alternanza di genere) nelle venti circoscrizioni per il senato e nelle ventotto previste per la Camera.

Da qui in poi son dolori.

Il “premio pentapartito” lo devo assolutamente assegnare alle pluricandidature. Infatti è possibile candidare una persona in ben cinque liste proporzionali e anche in un collegio uninominale, senza vincolo di territorio. Infatti avremo il capolavoro MEB (Maria Elena Boschi, Toscana quanto la finocchiona) candidata a Bolzano e Roberto Speranza (LeU, di Potenza) candidato a Pisa e Pontedera. Per quanto riguarda le candidature plurime, sarebbero davvero troppe per rendervene conto qui, ma il fatto stesso che una persona possa essere candidata sei volte vi dà l’idea di quanto i partiti abbiano voluto tutelare i loro “intoccabili”.

Sul secondo gradino del podio, anche se si sarebbe meritato la vittoria, troviamo l’abolizione del voto disgiunto e delle preferenze.

Fac-simile di una scheda elettorale con il Rosatellum.

Le schede presenteranno infatti il simbolo del partito, il nome del candidato all’uninominale e il listino bloccato TUTTO INSIEME. Le schede saranno due, una per camera. In pratica, se si vuole scegliere un candidato nel listino, o all’uninominale, oppure si vuol dare fiducia a un partito, ci si deve prendere per forza tutto il blocco.

Un po’ come diceva il Sassaroli di “Amici Miei”: “Chi si prende Donatella, deve prendersi tutto il blocco”. Birillo, le bambine e la governante. Tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme.

Poi c’è il mistero della soglia di sbarramento, più impenetrabile di quello della “pietra azzurra”.

Inspiegabilmente la soglia di sbarramento è al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni (!?). Vi ricordate quando ci hanno rotto i coglioni per tutti gli anni 00′ con il bipolarismo? Ecco, a quanto pare l’epoca del bipolarismo costruito a tavolino è finita, dato che adesso le coalizioni sono fortemente penalizzate.

Non solo per lo sbarramento, ma anche perché i voti dei partiti con percentuali inferiori al’1% che si presentano in coalizione andranno perduti. Perduti. Siamo in democrazia, e i voti sotto l’1% dei partiti in coalizione andranno perduti. Scusate la ripetizione, ma non ci volevo credere.

Con ogni probabilità (e ci aggiriamo al 99,9%) questo è il motivo per cui LeU si è costituita come un partito e non una coalizione, e per questo stesso motivo il centro-destra si presenta formalmente diviso e non in coalizione.

Io vorrei solo sapere perché una coalizione debba essere penalizzata. O avvantaggiata, come negli anni 00′.

Vorrei sapere perché non si possa scegliere un candidato di un partito all’uninominale e uno di un altro partito nel listino proporzionale.

Vorrei capire perché si sforzano così tanto di guidare e condizionare il nostro voto invece di preoccuparsi di fare delle proposte intelligenti e serie che ci facciano venire la voglia, in primis, di recarci alle urne.

 

AP